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ALEATICO

Fa parte della famiglia delle uve a sapore moscato e dopo molti anni di studio sembra ormai dimostrata la sua origine toscana.
Alla fine del Quattrocento Pier de' Crescenzi la cita, lo stesso il Trinci e successivamente il Villifranchi, ma pensando che fosse originario della Grecia. Il Gallesio a inizio Ottocento la definisce “la più gentile di tutte le uve Moscate. Il suo aroma ha un non so che di soave che alletta il gusto e l'odorato senza ferirlo, e perciò è preferito dai palati fini a quello dei moscatelli più rinomati”.
L’etimologia del suo nome è legata alla parola greca antica “iouliatico” che significa “di luglio” che ci dà anche un’idea della precocità di maturazione di questa uva.
L’uva Liatica è citata da sempre nei trattati di agricoltura toscana: dalle sue uve vengono prodotti da sempre vini passiti di grande qualità ma anche di grande rarità.
L’Isola d’Elba è sicuramente la terra d’elezione di questo vitigno: Napoleone addolcì i dieci mesi di esilio a Portoferraio bevendo questo vino dolce e profumato che a suo parere aveva reso forte e sana la popolazione elbana.
In Maremma si trova sporadicamente sulla zona costiera ma soprattutto nella zona della DOC Sovana, che infatti prevede tra le diverse tipologie di vino quella dell’Aleatico Passito.
È coltivato anche in Corsica, Umbria, alto Lazio e Salento, sempre per la produzione di vini dolci anche se spesso è usato in piccole percentuali per dare aromaticità a vini rossi secchi o rosati.
Fuori dall’Italia si è diffuso moltissimo nell’Est Europeo e in Sud America.
Foglia media, profondamente pentalobata, seno peziolare a lira aperta, lobo centrale molto evidente, pagina inferiore glabra.
Grappolo medio-piccolo, alato, cilindrico, spargolo. Acino sferico, medio, a sapore moscato.