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Il vitigno denominato da Italo Ferri “Duropersico” si è rivelato essere alle analisi genetiche Riminese bianco.
Il Riminese o Riminese di Porto Ercole è un vitigno che si trova ormai sporadicamente nei vigneti della costa dell’Argentario, di cui sarebbe originario.
Come l’Ansonica e la Clairette è presente anche in alcuni vecchi impianti dell’interno maremmano, come quelli di Manciano e Pitigliano.
Si trova, purtroppo anche là sporadicamente, anche in Corsica, nella zona di Porto Vecchio-Figari dove è conosciuto anche con il nome di Criminese e sulla cui coltivazione ci sono tracce storiche fin dall’Ottocento.
È difficile appurare se si tratti di un vitigno di origini Corsa o dell’Argentario. C’è da dire che molti vitigni coltivati oggi in Corsica, come lo Sciaccarello (Mammolo), il Nielluccio (Sangiovese) e il Vermentino vi sono arrivati con certezza dalla Toscana. Non è comunque difficile immaginare uno scambio di vitigni tra le due coste che si affacciano sullo stesso mare e che hanno avuto sempre rapporti molto stretti.
Il Riminese viene descritto nel catalogo ufficiale dei vitigni francesi (ENTAV) come un vitigno “molto vigoroso che deve essere potato lungo e che non presenta particolari sensibilità alle malattie. Possiede un buon potenziale di accumulo degli zuccheri. Questo vitigno permette di elaborare vini bianchi leggermente aromatici ma con un buon equilibrio e adatti all’invecchiamento.”
Del Riminese di Porto Ercole esistono poche piante ormai, anche se è confermato da fonti storiche che ha sempre accompagnato l’Ansonica nei vigneti terrazzati del Monte Argentario. Nel 1801 Filippo Giannotti scriveva nel suo “Prospetto dello Stato dei Presìdi di Toscana” a proposito di Porto Ercole “nasce in queste vigne il Riminese tanto celebre e decantato anche nei paesi stranieri”.
Di Rovasenda (1877) lo cita come “uva bianca che mi pare buona per il torchio. Forse identica alla Riminese di Portercole che vidi pure in Toscana”. Cita anche il Soderini (1600) che nel suo Trattato delle Viti parla di un Riminese che “quando è ne’ luoghi ch’egli ama e desidera, come in ispiagge, colli e piano non troppo grassi e sopra tutto alla vista della marina, e’ anche copiosissimo per fare vino”. Purtroppo il Di Rovasenda lamenta il fatto che il Soderini non specificasse di che colore fosse quest’uva.

Foglia grande, pentagonale, tri o pentalobata, con il lobo centrale allungato, molto bollosa. Seno peziolare rosso, a bordi sovrapposti. Pagina inferiore con forte densità di peli striscianti tra le nervature e peli dritti sulle nervature. Picciolo rossastro.
Grappolo grande, tendenzialmente compatto, allungato, talvolta alato. Acino tondo.